Quella notte di 1000 anni fa

Quella notte di 1000 anni fa

- in Scombino Stories
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Questo è l’articolo che inaugura la categoria delle Scombino Stories e vorrei approfittare per condividere con i nostri 14 appassionati lettori una storia che vede protagonista il sottoscritto all’età di circa 20 anni e i cui dettagli sono andati persi nel tempo.

Per scrivere questo articolo, nel tentativo di ricordare cosa accadde quella notte, ho intervistato personalmente alcune persone sicuramente protagoniste della vicenda, in particolare : Pastore, Cremone e Skauz.

I nomi sopra citati sono degli pseudonimi di fantasia adottati per tutelare la buona reputazione e la privacy dei protagonisti. Ma veniamo a noi.

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“L’ho detto ad alta voce? O l’ho solo pensato?Mi hanno sentito!”

La voce di Raul Duke nell’indimenticabile interpretazione di Christian Iansante rimbombava nel mio cervello contrariato ad un orario imprecisato di un Sabato mattina imprecisato.

Quando aprii gli occhi mi resi conto che il sole batteva forte sul mio corpo e si diffondeva nell’ambiente intorno a me, cosa decisamente strana in quanto, da tipo metodico quale sono, riesco a dormire soltanto nell’oscurità totale.

In effetti, nel mettere meglio a fuoco, mi resi conto che quella non era la mia camera da letto, anzi non ero neanche su un letto, ma su un divano.

“Và tutto bene, sta solo ammirando la forma del tuo cranio”

Spostai un po’ la testa e le ragioni di quell’insolita location si palesarono sotto forma di violenti postumi di una sbornia ancestrale.

Sull’altro divano, a pochi metri da me, giaceva Cremone, sveglio, e, con lo sguardo provato da una notte di eccessi, si stropicciava il viso con le mani.

“Ragazzi vi ho portato la limonata.”

La madre di Cremone si ergeva lì a pochi passi con in mano due voluminosi bicchieri contenenti acqua e limone.

La nostra storia finisce qui, ma cosa era accaduto il giorno prima? Eravamo davvero degenerati al livello di stupide bestie?

Oggi, a distanza di 8 anni, nessuno dei diretti interessati ricorda tutti i dettagli di cosa accadde quella notte, ma con un po’ di fortuna i fatti andarono così:

Era un Venerdì sera che faceva seguito ad una settimana di duro studio su concetti matematici che mai avevo visto prima e che mi sembravano tanto complessi, quanto intriganti : i limiti, rigorosamente studiati dal manoscritto di Renato Fiorenza.

Al termine della settimana, avevo soltanto voglia di arrecogliermi, non era davvero il caso di intraprendere un percorso di devastazione mentale e fisica, non ne avrei avuto le energie.

Decisi comunque che restare a casa sarebbe stato frustrante (all’epoca ancora non ero attaccato alle serie TV) e di andare a bere una birra tranquilla, che ovviamente si trasformò in un boccale, che ancor più ovviamente diventarono due boccali.

A quel punto qualcosa di magico accadde.

L’ottimo Skauz, bevitore inossidabile, prende la via di casa in condizioni miserabili riuscendo nel complicatissimo gesto di scambiare il suo giubbino con il mio e ritirandosi a casa con i miei effetti personali, tra cui telefono cellulare, chiavi di casa e portafogli.

Per dare ancor più risalto alla cosa decide di spegnere il telefono rendendosi così irraggiungibile.

A quel punto, ad un orario imprecisato della notte,  per me le scelte possibili erano :

  • Tornare a casa e farmi aprire dai miei genitori svegliandoli nel cuore della notte
  • Andare a casa di Skauz e farmi aprire dai suoi genitori svegliandoli nel cuore della notte
  • Dormire a casa di Cremone e sperare che i miei genitori, non trovandomi nel letto capissero che il fatto che non fossi rientrato non significasse necessariamente che fossi morto.

Con tanto alcool e fumo in corpo, una scelta del genere può risultare davvero dura da prendere, si ha la sensazione che qualsiasi cosa si faccia si stia sbagliando.

E così sbagliai  con la terza opzione.

Poco dopo mi trovavo ad ingurgitare voracemente un panino con Tronky e Crudo di Parma e a vedere per l’n-esima volta paura e delirio a Las Vegas.

“A cosa servono i Cedri?”

“Avevano finito i Pompelmi”

 

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