La mia vita senza il mondo

La mia vita senza il mondo

- in Riflessioni
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…. Programmare  – Guardare Breaking Bad – Giocare A playstation – Guardare la TV prima di dormire – Dormire – Viaggiare – Caffè –  Programmare – Mangiare – Scrivere questo articolo – Guardare Breaking Bad – Guardare un Film – Guardare la TV prima di dormire – Dormire ….

Come spesso accade nei film e nei libri ho iniziato in Medias Res, lo dimostrano il fatto che ci siano dei puntini sospensivi all’inizio e alla fine dell’incipit. E sì sono 4, perchè 3 è da conformisti, 4 è da anarchici depressi (un punto sospensivo in più e sembra un post depresso).

Dunque tutto ebbe inizio nel mezzo del cammin dell’incipit, ovvero quando stavo scrivendo questo articolo prima di guardare Breaking Bad, per la seconda volta.

Ad un tratto mentre ingurgitavo una fetta di pizza mi sono trovato a chiedermi il senso, il fine ultimo di questa mia Routine e senza sapere dove questo mi avrebbe condotto ho deciso semplicemente di seguire il flusso.

Non sono più abituato a guardare al di fuori di uno schermo, il mondo reale mi sembra così perfetto da risultare finto. Finto l’albero dalle venature perfette e finto il cielo dal colore rgb 64,128,255. Devo levarmi gli occhiali per riconoscerlo.

Eppure c’è stato un istante in cui tutto era perfetto, in cui tutti i pezzi del grande Puzzle sembravano combaciare, pezzi che ora giacciono impolverati da qualche parte nel grande scatolone sù in soffitta.

Scrivere su una tastiera, di certo, non aiuta e neanche Walter White potrebbe.

Ma quando è successo tutto questo?  Qual è stato l’istante in cui il grande puzzle ha iniziato a sgretolarsi?

“Ehi io sono qui”

Dopo un breve vagare credo di sapere quando tutto è cominciato, ma non poterlo descrivere con una data mi manda in crisi. Tutto è cominciato quando la scienza ci ha gentilmente offerto la possibilità di fare contemporaneamente più cose ed ottimizzare il nostro tempo.

Faccio una foto? Clic.

Voglio sentire un amico? Clic

Voglio sapere come se la passa una persona senza però comunicarglielo? Clic

Voglio semplicemente passare il tempo? Clic

Voglio pranzare? perchè cucinare? Clic

Quello che però ancora non riesco a capire è come mai queste sensazioni negative si intreccino in qualche modo con la vicenda del grande Puzzle.

“Venite che vi perdete il finale”

Il momento in cui tutto sembrava perfetto era il momento in cui io ero perfetto. Quando le giornate duravano 124 ore ed in una singola giornata avrei potuto collezionare ricordi memorabili senza l’ausilio di una macchina fotografica. Quando le meraviglie del multitasking erano semplicemente meraviglie e ancora non se ne intravedeva il lato oscuro, subdolo e rapace.

Oggi le giornate continuano a durare 124 ore, ma non per me, per qualcun altro che assapora ogni istante di più il nuovo, il proibito, il comprendere un qualcosa.

Alla fine tutto si riduce ad un secchio.

A furia di buttarci dentro l’acqua, prima o poi si riempie e se n’esce da sola, oppure evapora, oppure ci palummeo dentro. La’ dove l’acqua sono le esperienze e i ricordi e il palummio il contaminante. Tutto, alla fine, si appiattisce fino all’essenza, a quelle gocce d’acqua che cercano di sopravvivere in fondo al secchio inumidendone le pareti sparpagliate qua e là. Se per forza di gravità, oppure perchè qualcuno ha dato un calcio al secchio, si uniscono capita che si mescolino e non si capisce più un cazzo, ma, se sopravvivono, diventano sensazioni, lo zoccolo duro dell’informazione, con un solido seme ed una corteccia estremamente colorata.

Vorrei continuare ma è ora di BrBa.

In conclusione : il secchiello è quasi pieno ed i pezzi del grande Puzzle giacciono al suo interno da qualche parte, sparpagliati e raggrinziti da anni di rapporti promiscui con stati Facebook, statistiche sul calcio, aneddoti, frammenti di volti, di musica, di email, di sms, di comunicazione.

Ed ogni giorno si frammentano in pezzi ancora più piccoli e si mescolano con nuovi amici finiti nel secchio.

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