La cultura dell’invidia

La cultura dell’invidia

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L’antropologo irlandese Eric Dodds negli anni 50 sosteneva, nel suo saggio “I Greci e l’irrazionale” che la Civiltà dell’Antica Grecia fosse basata su un modello culturale che lui definiva della “Vergogna”, in contrapposizione alla moderna cultura occidentale che, al contrario definiva “della colpa”.

In sostanza quello che il buon Dodds intendeva con cultura della Vergogna era una civiltà in cui l’onore e il rispetto erano le uniche cose che contavano veramente ed in cui le persone, di ogni estrazione sociale, tendevano a comportarsi in modo consono ai canoni imposti dalla Società perchè, facendo altrimenti, avrebbero provato vergogna.

Al contrario nella Società moderna, moderna ai tempi di Dodds, gli individui tendevano a rispettare i canoni ed i comportamenti imposti dal vivere civile perchè, se così non fosse stato, sarebbero stati biasimati e considerati socialmente inadeguati.

La differenza sostanziale tra i due modelli è rappresentata dal fatto che nel primo caso la Società tende ad inculcare negli individui, partendo dall’educazione dei bambini, la tendenza a rispettare le regole mostrando loro la strada onorevole da percorrere, mentre, nel secondo caso,  mostrando loro le pene che patisce chi non rispetta le regole (in pratica viene detto: se non fate così, abbuscate).

Io credo che la diffusione dei Social Network abbia portato alla nascita di un altro tipo di cultura, quella dell’invidia e della commiserazione.

Cosa pubblichi su Facebook?

Quello che è importante per te o quello che è importante per i tuoi amici lettori? Che tipo di sentimenti condividi sul Social? Positivi e negativi, difficilmente banali. Le cose banali tendiamo a tenerle per noi.

Pensate mai al vostro stato d’animo o alla faccia che avete mentre, con un occhio aperto e uno chiuso, illuminati dalla luce bianco freddo dei LED del vostro iPhone, sfogliate i post che vi compaiono davanti e con un leggero tocco di pollice passate al prossimo?

Vi capita mai di leggere su Facebook di qualcuno che chiede scusa a qualcun altro oppure confessa un suo errore?

Su Facebook non ci sono errori e non c’è spazio per essi. Ognuno sta facendo sempre la cosa giusta e la gente si carica.

Si carica d’odio e di invidia vedendo le foto di persone non così care al punto da poter essere definite “amici” ritratte in posture innaturali con un cocktail in mano, sotto un cielo così blu da risultare finto e con un sorriso a 32 denti scintillante.

Si carica d’odio e di invidia leggendo i post di attualità e politica pubblicati dai blog e dai giornali online, ricondivisi tramite Facebook, e si sente in dovere di discutere o approvare con il pollice in sù vicende di cui ha a malapena sentito parlare.

Si carica d’odio e di invidia leggendo dell’amico che, siccome sta avendo successo, deve avere avuto per forza la vottata di culo.

Si carica d’odio e di invidia verso l’amico sfigatello dei tempi del Liceo che ora si scopa una gnocca.

Si carica d’odio e di invidia verso chi siccome è un coglione sbaglia qualunque cosa faccia o dica e semplicemente basterebbe non leggerlo, ma pare comunque brutto a cancellarlo e poi in qualche modo quando leggo quello che scrive mi sento meglio perchè comunque  lui è coglione io sono intelligente.

Insomma sorridete mai quando scrollate i post su Facebook? o riempite l’ippocampo del “parere di questo”, “la foto di “questa che però non mi ha taggato”, il “mi piace di tizio che però non è arrivato”, la tentazione di mettere “mi piace” a quello che ha scritto il coglione (che però non si può perché è considerato coglione), con la faccia da ebete cui hanno fatto il lavaggio del cervello?

Per tenere i contatti con le persone che contano per noi, davvero c’è bisogno di questo mondo parallelo fatto di belle facce di persone sorridenti 110 e lode ?

Forse no, ma, dopotutto, questi sono i tempi, queste le regole.

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