Dov’erano le ragazze?

Dov’erano le ragazze?

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Mi sono alzato di soprassalto nel cuore della notte ossessionato da un pensiero innestatomi nella mente niente poco di meno che da Gianfranco Marziano.
Ragazzi di oggi che vi accingete a rasiare una ragazza, che la contattate su Facebook, che la stalkerate su Tinder, che cuoricino su Instagram, che abbozzate una timida visualizzazione su Linkedin e potrei andare avanti in eterno, ma cosa ne sapete voi?
Per inciso “rasiare” vuol dire corteggiare (tributo all’immenso Faraone). Ignoro l’etimologia della parola, ma alle 2.50 am mi piace pensare che rimandi al concetto di accarezzare, una sorta di contatto ambiguo incrocio tra il raschiare e lo sfiorare (radente, raso terra etc).
Comunque, al giorno d’oggi è ben facile trovare e scegliere un partner tra i tanti social che, oltre a denaturare il contatto umano, creano una via di accesso privilegiata verso il rasiamiento.
Ma una volta tutto ciò non esisteva, una volta neanche troppo lontana chiamata anni 2000, quando la tecnologia in Italia era ancora al servizio degli uomini e non viceversa.
Il telefono cellulare esisteva e si utilizzava per 3 cose : telefonare, inviarsi sms e giocare a Snake, tutto il resto era calore umano.
Calore che adesso viene filtrato e modulato digitalmente trasformandosi in un commento a una nuova foto profilo di Facebook.
Ma sto uscendo fuori tema e seguire lo schema, ho fame no problema se mi sfizio la pizza a cena.
Dunque seguirò un semplice algoritmo che mi consenta di non perdere il filo del discorso. Perso.
Nel 2000, anni pre Msn, anni pre MySpace, anni pre YouTube, anni di mIRC, la procedura standard di rasiamiento universalmente accettata e regolamentata da normativa ISO consisteva nello “scendere con gli amici” e puntare alla prima amica di un amico accettabile che si parava davanti, o, per i più arditi, tentare un approccio con una sconosciuta e riuscire a quagliare entro la serata (cosa improbabile per un giovane inesperto) oppure farsi dare almeno il numero di telefono, altrimenti quella persona sarebbe sparita forse per sempre dalla nostra vista!
A quel punto iniziava un cammino impervio per il nostro giovane conquistatore borghese, fatto di messaggini, uno squillo, due squilli, tre squilli in momenti tattici della giornata, intuizioni, frasi vagamente allusive, lunghe meditazioni alla ricerca del messaggio perfetto da scrivere, perchè parlare era troppo costoso (in un epoca dove 10euro di ricarica telefonica costavano 15euro) e avrebbe messo in imbarazzo entrambe le parti.
L’sms è invece un po’ come una lettera, contiene il tuo tocco, una sorta di firma personale ed è eterno, rappresentando la giusta conclusione di un lungo processo di riflessione e crescita personale conseguita nell’arco temporale che intercorre vada quando si riceveva il messaggio precedente a quando veniva premuto il pulsante “invia” che in questo caso era un tasto, quasi sempre verde.
Sarà un caso che eravamo avvezzi conservare gli sms più belli che ricevevamo custodendoli gelosamente, addirittura, salvandone taluni sulla SIM card ad imperitura memoria?
E se non avessimo mai avuto quel numero di telefono avremmo mai avuto una chance con quella ragazza? Probabilmente no. Chissà se avremmo mai saputo di lei, se l’avremmo mai incontrata nuovamente. I vecchi anni 2000 costringevano a mettersi in gioco, ad osare, ad elaborare, a progredire.
Oggi invece, amanti digitali, emozioni binarie. E’ molto più semplice trovare quello che si cerca, è molto più semplice ottenere quello che si cerca.
E così come sto facendo io ora, forse un giorno, anche voi, esasperati da questo mondo fatto di persone digitali, nascoste dietro le foto di persone vere, vi chiederete se la direzione in cui il progresso ci ha portato sia davvero la migliore tra tutte o quella di cui avevamo bisogno ed, incapaci di opporvi, aggiornerete la foto profilo.

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